La base della tecnica di Ettore Viola è la matita ripassata a china. Anche perché, visti i tempi frenetici dei quotidiani nei quali lavorava, quella tecnica era la più semplice e veloce. Soggetti e argomenti venivano decisi nel pomeriggio, gli spazi stabiliti poco dopo e riempiti da Viola in poche ore, dato che le pagine della Cultura, per le quali disegnava, erano le prime a chiudere. E gli spazi non sono quasi mai quadrati o rettangoli precisi ma, piuttosto, strani ritagli e improbabili losanghe.
Allontanandosi da quella frenesia, con il colore e i tempi più “umani” dei settimanali, la tecnica di Viola può permettersi di percorrere anche altre strade.
Compaiono allora sfondi colorati che sembrano rappresentare i sogni o i pensieri della persona ritratta, collage e interventi cromatici sui bianchi, i neri e i grigi della china.
E troviamo anche disegni a china su cartoncino, sfondi a tempera “spatolata”, sfondi vegetali (con foglie vere che “galleggiano” sulla tempera) o semplicemente floreali o ancora con ritagli di fotografie ritoccate. Nelle mani di Ettore Viola, un ritratto può nascere da molte tecniche e ispirare un’infinità di racconti.
